La Ristorazione cambia con il covid

La Ristorazione cambia con il covid

La Ristorazione cambia con il covid

La Ristorazione cambia con il covid Italia zona arancione, ristoranti aperti solo per l’asporto, bar chiusi dopo le 18 e attivi solo per le consegne a domicilio.

Ecco come cambia La Ristorazione cambia con il covid, vediamo i dettatigli.

Quasi un anno fa, a inizio pandemia, nessuno avrebbe immaginato che l’intera filiera del settore food avrebbe subito perdite così pesanti e prolungate.

Poi si è cominciato a parlare di ristori 1, 2, 3…ma per i titolari delle attività i ristori non bastano, non sono calibrati con logica e non possono coprire le perdite subite per le chiusure.

allora che si fa?

C’è chi chiude  attendendo tempi migliori e chi pensa a rimodulare la proposta.  Il delivery rappresenta lo strumento per presentare il proprio prodotto in una veste alternativa, pur mantenendo la propria identità

Si potrebbe parlare di un prodotto “aumentato” per il quale le caratteristiche fisiche non rappresentino più l’unico elemento di valore. Il cliente sarà attratto dal prodotto e dai servizi ad esso correlati. Dalla consegna a domicilio ai suggerimenti per la cottura e il consumo. Dalla sostenibilità ambientale nella produzione, nel packaging e nella logistica, alla storia e “narrazione” del prodotto stesso. Ultimi non per importanza l’igiene e la sicurezza nei processi di produzione.

Tutti questi elementi non possono più essere considerati periferici e differenziano un prodotto nella percezione dei consumatori distanziandolo dai concorrenti e ponendolo in un’altra fascia di mercato. Bruno Barbieri, intervistato da Repubblica su come il settore in crisi sarebbe ripartito, già a marzo dell’anno scorso sosteneva che “ci si sarebbe dovuti rimboccare le maniche” e vedeva nei piccoli produttori locali un ottimo punto per la ripartenza di tutta la filiera. Logiche di risparmio quindi che non compromettano la qualità dell’offerta, come anche la riscoperta della stagionalità dei cibi o la valorizzazione e l’utilizzo di ingredienti cosiddetti “poveri” o di scarto (si pensi alle ricette tradizionali o regionali che riscoprono l’utilizzo di materie prime “secondarie”); il tutto senza trascurare il servizio e la presentazione. Fonte qui

Leggi la ricetta del pandoro senza glutine.

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Leggi anche le preparazioni per il carnevale, clicca qui per la ricetta dei ravioli fritti, dolce della tradizione del Carnevale. Davvero super golosi

cuciniamolitutti

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